Mastoplastica addittiva con protesi :

 

Lo scopo di questo intervento di chirurgia estetica è quello di ottenere un aumento di volume delle mammelle (seno) migliorandone la forma e la simmetria impiegando materiale protesico nelle donne con mammelle (seno) assenti o piccole, con mammelle rilassate e cadenti a causa dell’ età, di perdite di peso o di gravidanze.

Tecniche di chirurgia plastica estetica per mastoplastica additiva:

 

1. Impianto sottoghiandolare La tasca contenente la protesi si trova tra la ghiandola mammaria ed il muscolo grande pettorale, consente al chirurgo plastico estetico di proiettare la parte centrale e riempire il polo inferiore della mammella (seno) più adeguatamente specialmente quando è presente un eccesso di pelle ed il seno è rilassato.

 

2. Impianto sottomuscolare in questa metodica di chirurgia estetica la tasca contenente la protesi si trova sotto il muscolo grande pettorale per due terzi, consente di nascondere meglio la protesi specialmente il profilo superiore in donne con uno sottile strato di cute e grasso, può facilitare la lettura di mammografie con protesi radio-opache.

 

 

 

 

 

 

Se desiderate maggiori informazioni visitate il sito della S.I.C.P.R.E. (Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica): www.sicpre.org

 

Mastoplastica riduttiva :

 

- L’ intervento chirurgico prevede la riduzione di una mammella grande e cadente sgravando la donna da un peso eccessivo che in caso di gigantomastia compromette perfino la stabilità della colonna vertebrale. Non solo l’aspetto esteriore del proprio corpo ma anche lo stato psicologico ne beneficia, sia in una donna giovane che anziana.L'intervento di mastoplastca riduttiva produce inoltre la riduzione di sintomi quali dolore, senso di fastidio alle mammelle, alle spalle, al collo, ed alla colonna vertebrale dovuti all'eccessivo volume e peso del seno.

Tecniche di mastoplastica riduttiva: Esistono differenti tecniche di rimodellamento che differiscono fra loro per la scelta del peduncolo dermoghiandolare vascolarizzato portante il complesso areola-capezzolo e per il disegno delle incisioni sulla pelle.

I vari tipi di incisione e la loro estensione dipendono dalla quantità di ghiandola mammaria che deve essere rimossa.

- Peduncolo dermoghiandolare: a base superiore, a base inferiore, centrale, a doppio peduncolo, etc. Cambia in funzione della grandezza della mammella, di quali porzioni di pelle, grasso e ghiandola devono essere ridotte, della distanza tra la nuova posizione del capezzolo e quella pre-intervento.

 

 

 

Se desiderate maggiori informazioni visitate il sito della S.I.C.P.R.E. (Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica): www.sicpre.org

 

Mastopessi (sollevamento del seno):

 

Lo scopo di questo intervento di chirurgia estetica ha lo scolo di ridare forma, proiezione e pienezza a mammelle (seno) appiattite, cadenti e svuotate da dimagramenti e atrofie di varia natura, senza aumentarne il volume ma ridistribuendo quello esistente ed elevando il complesso areola-capezzolo al di sopra del solco sottomammario.

 

Tecniche di Mastopessi :

Esistono tantissime tecniche di chirurgia estetica che prevedono tale rimodellamento .Esse  differiscono fra loro per la scelta del peduncolo dermoghiandolare portante il complesso areola-capezzolo e per il disegno delle incisioni sulla pelle:

Peduncolo dermoghiandolare vascolarizzato a base superiore, a base inferiore, centrale, a doppio peduncolo, etc.

 

Cambia in funzione del grado di protesi mammaria, della disposizione della pelle eccedente da ridurre, della proiezione ed altezza ricercate con l’operazione ed anche dell’esperienza specifica del chirurgo.

 

Capezzolo introflesso

 

L'introflessione del capezzolo di grado variabile, che può causare problemi psicologici, oltre a ostacolare la normale igiene e l’allattamento.

 

Le tecniche possibili si differenziano per:

a) mantenimento integrità dotti galattofori

b) sezione dei dotti galattofori

 

a) le tecniche che si propongono di non interrompere i dotti galattofori, allo scopo di mantenere la possibilità di allattare, sono caratterizzate da imprevedibilità del risultato e alta possibilità di recidiva del difetto.

b) le tecniche che correggono il difetto agendo sulla causa (sezione dei dotti galattofori terminali retratti e del tessuto fibroso circostante in modo da permettere una libera estroflessione del capezzolo, punti di sutura interni per mantenere stabile l’estroflessione), accettano l’'impossibilità di allattare, del resto già insita nel difetto, ma permettono una maggiore prevedibilità e stabilità di risultato.

 

ALTRE PATOLOGIE MAMMARIE

 

Correzione delle asimmetrie e delle malformazioni mammarie :

- Chirurgia ricostruttiva dopo quadrantectomia o mastectomia

-GINECOMASTIA  (mammella voluminosa nel maschio) distinzione tra la cosiddetta "ginecomastia vera", ossia la vera e propria ipertrofia della ghiandola mammaria e la "pseudoginecomastia" o "adipomastia" in cui l'aumento volumetrico della mammella è sostenuto da un anomalo accumulo di tessuto adiposo.

 

Le cause responsabili della ginecomastia sono molteplici ed in alcuni casi controverse: influenze di tipo ormonale ( deficit di testosterone, eccessiva produzione di estrogeni, etc) a volte legate a preesistenti patologie endocrine o tumorali; anomalie della differenziazione sessuale, prolungate terapie con alcuni farmaci, oppure un eccessivo accumulo di grasso mammario non sempre sostenuto da un eziologia certa.

 

L'incidenza dei casi di ginecomastia si riscontra spesso in età puberale anche se in questo caso la condizione è spesso reversibile e pertanto non necessita di trattamento chirurgico. In altri casi ,circa il 40%, la ginecomastia si manifesta in età adulta molto spesso con notevole implicazione sulla vita di relazione del soggetto che ne è affetto. Particolare attenzione va posta poi ai casi in cui si verifica, nel adulto, un aumento unilaterale della ghiandola mammaria, condizione che spesso pone il sospetto di malignità. Da quanto detto si evince come il paziente affetto da ginecomastia debba essere inquadrato in un'ottica multidisciplinare, quindi oltre al chirurgo plastico che si occuperà della correzione chirurgica di tale patologia necessiterà l'aiuto di uno specialista endocrinologo e di uno psicologo.

 

Clinicamente la classificazione della ginecomastia proposta da Simon nel 1973 appare ancora oggi valida:

I grado - minimo aumento di volume della ghiandola; clinicamente visibile il rilievo mammario.

IIa grado - modesto aumento del volume ghiandolare, clinicamente molto accentuato il rilievo mammario. IIb grado - aumento del volume ghiandolare, con eccesso cutaneo.

III grado- marcato aumento del volume ghiandolare; notevole eccesso cutaneo che configura una ptosi di vario grado.

Questa classificazione clinica tiene conto della dimensione della ghiandola e del grado di eccesso cutaneo, informazioni che vanno completate da alcune indagini strumentali come l'ecotomografia mammaria, la mammografia, la RNM oltre ad uno studio metabolico ed endocrinologico.

Il trattamento chirurgico della ginecomastia persegue principalmente due obiettivi: il rimodellamento estetico e funzionale della regione mammaria, l'esito cicatriziale meno evidente possibile.

L'approccio del chirurgo operatore nei confronti di un paziente con ginecomastia dipende come già detto dall'età dello stesso, perciò si attuerà una "tattica d'attesa" per i soggetti più giovani mentre si può procedere nei pazienti adulti .

Le numerose tecniche chirurgiche consistono fondalmentalmente nella asportazione della ghiandola mammaria nei casi di ipertrofia, e nel trattamento combinato mastectomia-liposuzione ove ci sia una forte componente adiposa associata all'ipertrofia mammaria. Appare chiaro come l'esame istologico della ghiandola mammaria risulti fondamentale per poter escludere eventuali patologie tumorali. Nei casi di pseudoginecomastia invece, si effettua la liposuzione, procedura che fornisce brillanti risultati senza essere eccessivamente traumatica per il paziente.

Nel post-operatorio è buona norma applicare drenaggi in aspirazione per circa 48 ore ed apporre un bendaggio elastico compressivo per 4-5 giorni oltre ad un'accurata terapia antibiotica. La qualità dei risultati poggia nella corretta scelta dell'indicazione all'intervento, in rapporto al grado di ginecomastia, e nella esecuzione scrupolosa della tecnica.

Tra le complicanze immediate, comuni a qualsiasi intervento chirurgico, troviamo: sieroma, ematoma, infezione, etc., tra le complicanze a distanza: asimmetria, un esito cicatriziale molto evidente o un introflessione del complesso areola-capezzolo

 

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 Centro medico CI.DI.MU - Via Legnano 23.Torino                          Email: mario.raso@chirurgiaplasticamarioraso.it                                                        CELL: 3392612540